Inferno di Dante

Un viaggio attraverso l’eterna dimora dei dannati, nel quale l’osservatore è trascinato all’interno della scena dove l’intrigante invito ad immergersi nelle cupe atmosfere dell’aldilà lo portano ad immedesimarsi direttamente con l’illustre figura del Sommo Poeta. La serie di opere realizzata da Mauro Moriconi verte sulla permeata coniugazione tra tematiche tradizionali ed espressione contemporanea, attualizzando così il concetto dell’intero studio.
La ricerca dell’artista vuole mostrare l’oltretomba nella sua totalità, partendo dal Limbo per giungere a una rappresentazione umanizzata di Lucifero, quasi a dichiarare che esso, probabilmente, lo si può scorgere perfino nelle fessure del nostro stesso piano d’esistenza grazie all’avvolgente susseguirsi di interni in decadenza, cantieri incompleti e lunghi corridoi. Infatti, come tratto peculiare della precedente florida produzione artistica del fotografo, l’analisi della scenografia, abitualmente decontestualizzata e senza tempo, si rivela essenziale; il fulcro della capacità espressiva di Mauro Moriconi risiede nell’eccentrica sinergia che instaura con estrema naturalezza fra soggetto, azione e sfondo. A tal proposito, si potrebbe riflettere sul velato ruolo che gioca la natura; essa con l’ausilio dei suoi elementi si sta riprendendo ciò che le spetta, rivendicando questo diritto ineluttabile anche in relazione alla vita stessa dell’essere umano.
Le scarse energie con le quali i tormentati sono costretti a scontare le loro pene in una risaltata afflizione non impediscono loro di accennare qualche flebile movimento, talvolta istintivamente rabbioso, tuttavia fine a se stesso e condannato a una perpetua e ristretta dinamicità sempre replicata, poiché l’evasione non può e non deve essere contemplata; le soglie presenti nei fatiscenti scenari hanno come esclusiva funzione quella di solenne ingresso con il quale l’ultima vana speranza di salvezza dovrà inesorabilmente dissolversi.

Niccolò Fragiacomo

An amazing travel through the last resting place which pulls the observer into the scene alluring and immersing itself in a dark and gloomy atmosphere that lets him to identify himself with the most celebrated artist all over the world: Dante. Moriconi’s exhibition focuses on a permeated harmony between traditional theme and contemporary expression. Anyway, his intention is to get a new concept of a study as a whole.
The artist’s research intends to show a bottomless pit, starting from Limbo to reach a representation of a humanized devil, so vivid that it allows the observer to catch a glimpse into the fissures of our own existential plane, thanks to a spellbinding string of decaying interiors, incomplete structures and endless corridors. Indeed, previous rich, artistic interpretations of photographer have essentially analyzed, with outstanding interest, the characteristics and scenic design usually out of context and radically timeless. Moriconi’s expressive skills reside in the cornerstone of his eccentric synergy between subject, action and background.
Moreover, artwork of Inferno Di Dante could reflect a nature’s shrouded role within all research: Nature and its elements are reclaiming all that concerns human life.
The lack of energy in the damned, who are forced to serve their endless punishment in an infinite spiral of distress, does not stop them from making some feeble movements, sometimes impulsively furious. Nevertheless, even if it seems not strong enough and condemned to unceasing and narrow dynamism, it is continuously repeated. Since the released from this ‘hell’ cannot and must not even be conceived. The only purpose of the decadent setting thresholds is that of an imposing doorway by which the last hope of Salvation will dissolve relentlessly.

Niccolò Fragiacomo